Questo articolo è stato scritto da Andrea Bracco di Calcio sudamericano.

Il calcio è uno sport mondiale, globale, che per molti “unisce i popoli“. Ma il calcio viene recepito, interpretato e poi giocato in maniera diversa a seconda dell’angolo di mondo in cui si scende in campo.

Basta pensare all’Europa e al Sudamerica. La maggior parte dei calciatori che hanno fatto (o faranno) la storia provengono da uno di questi due continenti, e i nomi da fare sarebbero tantissimi: da Maradona a Pelè, passando per Cruijff, Puskas, Di Stefano e arrivando – ai giorni nostri – ai vari Messi, Ronaldo, Ibrahimovic e Neymar. Giocatori con talento e grandezza mediatica, che però arrivano da realtà diverse.

Riflettere sulle differenze fra i due modi di interpretare il gioco del pallone vuol dire andare oltre i superficiali luoghi comuni, significa andare oltre la globalizzazione che ha tentato di mescolare i due mondi a favore dei club più ricchi. Possiamo comprendere perché le due scuole siano così diverse con l’analisi attenta dell’educazione, della cultura, della storia dei paesi o delle regioni prese in considerazione.

Nascere e crescere giocando per strada è molto diverso dal venire al mondo in un paese occidentale, magari ricco, in cui ci si può prefiggere un obbiettivo e raggiungerlo. Per questo in Sudamerica si privilegiano il talento, la fantasia, l’invenzione, il capriccio, il dribbling e magari qualche “colpo di testa” di troppo; perché il contesto culturale e sociale porta la maggior parte dei ragazzi che non hanno futuro a cercare visibilità. E poco importa se non si hanno la tenuta atletica o fisica ideale per avere a che fare con i più preparati atleti europei, perché alla fine il calcio è un gioco in cui bisogna segnare per vincere. Il come lo si fa è relativo.

calcio strada

E, sia chiaro, anche nel “nuovo mondo”, oggi, il calcio è diventato un business; i grandi sponsor, certo, hanno invaso La Paz, Buenos Aires, Rio, Medellin ma… non basta. Perché la differenza sostanziale parte – appunto – dalla strada. Dalla strada in cui si gioca con un pallone che ha poco a che vedere con quello con cui gioca il River Plate la domenica, dalla strada in cui ci si incammina per andare a seguire la propria squadra. La strada come luogo di aggregazione, crescita, evasione. Non il centro sportivo attrezzato, non la palestra.

Il calcio in Sudamerica è il campo spelacchiato in cui si gioca fino a quando non viene buio, è lo stadio con gli “hinchas” locali che ti obbligano a tenere su lo striscione e – se non canti – vieni ripreso. Il calcio in Sudamerica è quello sport in cui Maradona e Pelé – mica due qualsiasi – hanno avuto decine di eredi, che però in realtà nemmeno si sono avvicinati alla bellezza del “pìbe de oro” o di “O’Rey”. Ammirare la scuola sudamericana è frustrante, sia quando sei un ragazzino e giochi, sia quando cresci e osservi. Perchè qui, da noi, ai giardinetti non si gioca più da almeno vent’anni.

In questo contesto stanno crescendo però molti giocatori interessanti, aiutati dal fatto che il pragmatismo europeo ha portato inevitabilmente più organizzazione anche nei vivai. Molte società del vecchio continente partecipano allo sviluppo di strutture e settori giovanili; per questo, in ogni sessione di mercato, molti giovani – spesso ancora acerbi – percorrono la via che porta in Europa.

calcio

I giovani talenti sudamericani da tenere d’occhio

In tal senso l’ultimo Mondiale Under 17, giocato nel 2013, ci ha regalato nuovi talenti da apprezzare. In Argentina la squadra che più pesca dalle giovanili è il River Plate, che dopo la retrocessione di tre stagioni fa ha deciso di ripartire da zero sfruttando la sua più grande risorsa. Tra i Millonarios si sono distinti – solo nell’ultimo anno – il portiere Agustin Batalla, il difensore centrale Emmanuel Mammana e la punta Sebastian Driussi: tutti classe 1996, con quest’ultimo visionato già da club di primo piano come Barcellona e Atletico Madrid. Un altro talento interessante è Marcos Astina, esterno d’attacco in forza al Lanus, pallino di Barros Schelotto sotto la cui guida il ragazzo sta collezionando diverse apparizioni, anche in campo internazionale. Tra classe 1997 il nome più importante è senza dubbio quello di Ezequiel Ponce, attaccante prodotto dal settore giovanile del Newell’s, che con il club di Rosario ha segnato lo scorso anno all’esordio.

Un altro Ponce, Andrès, è il diamante del calcio venezuelano. Attaccante d’area, per ora è famoso più per le sue “imprese” fuori da campo che per il resto. Proprio per questo gioca ancora in patria: nessuno ha (ancora) deciso di investire su di lui, benchè la qualità sia evidente. Su di lui pende però un problema burocratico: pare che il padre abbia falsificato dei documenti per farlo risultare venezuelano, che il ragazzo sia colombiano e – tanto per non farsi mancare nulla – abbia due anni in più.

Saltando in Brasile, i neo maggiorenni da seguire sono tanti. Uno di loro è già “nostro”: Walter Sabatini si è assicurato le prestazioni di Abner, terzino sinistro reduce da un brutto infortunio, sul quale però il dirigente della Roma è pronto a scommettere ad occhi chiusi. Le speranze davanti si chiamano Nathan, folletto della trequarti, e Thiago Mosquito, entrambi coetanei e tesserati per l’Atletico Paranaense. Gabriel Boschilia è invece il profilo adatto per chi cerca un regista in mezzo al campo; mancino, ottimo dinamismo e botta da fuori area, è cresciuto nel settore giovanile del San Paolo e su di lui i radar sono accesi da tempo.

Si sa però che le botteghe brasiliane sono spesso care. Un paio di alternative a Boschilia le troviamo in Uruguay, dove Franco Pizzichillo e Gaston Faber compongono la cerniera mediana ideale: muscoli, peso, precisione. Questi due ragazzi sono i pilastri della futura under 20 celeste, nella quale avranno il compito di coprire le spalle a Franco Acosta, “enganche” (la mezzapunta) già “provinato” dalla Fiorentina.

Luis Iberico

Luis Iberico è la speranza che il Perù mette in campo per provare a rialzare le sorti del proprio futuro. Campione con la “fraja roja” nel Sudamericano under 15, Iberico è un centravanti possente ma molto tecnico, in forza all’Universidad de San Martin, Lima, e debuttante in Primera Division proprio pochi mesi fa. A livello giovanile ha letteralmente spaccato le porte, ma i trascorsi dei vari giovani peruviani promettenti del passato (vedi Manco, bruciatosi col passare degli anni) potrebbero arginarne l’ascesa, almeno a certi livelli.

Le ultime tappe del tour sudamericano riguardano Colombia, Ecuador e Cile. I Cafeteros hanno svolto, a livello giovanile, un lavoro eccelso soprattutto nell’ultimo decennio. Le stelle del domani si chiamano Jhoao Rodriguez e Gustavo Torres, rispettivamente trequartista e centrocampista difensivo. La Tricolor invece punta tutto sull’esterno Jefferson Intriago, classe ’96, dribbling ubriacante e vizietto del gol. Infine, il regista Benjamin Inostroza è il gioiello cileno: 17 anni da compiere, gioca stabilmente nella prima squadra della U de Chile.

A proposito dell'autore

Ciao a tutti! Mi chiamo Francesco e sono un giovane ragazzo come voi che ama follemente il calcio. Insieme possiamo arrivare in alto, e raggiungere il nostro sogno!
Puntate sempre più in alto ragazzi, non accontentatevi mai!

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata